London, Christmas Party 2008
December 22nd, 2008

Caro Diario,
Sono tornato dal Christmas Party organizzato da unit9 London. Una due giorni toccata e fuga dove ho rivisto un sacco di persone care con cui ho trascorso gli ultimi due anni di lavoro a Londra.
Una quarantina di individui provenienti dagli studi di Firenze, Londra e Stoccolma si sono ritrovati per festeggiare, come da tradizione, l’arrivo del natale.
Noi (Helpful Strangers) siamo partiti nel primo pomeriggio da Stoccolma, e dopo un viaggio di 3 ore e più – insipegabilmente stoccolma-londra con la british airways fa un gran giro pesca aggirando l’inghilterra – siamo arrivati appena in tempo per andare a cena con gli altri.
Non vedevo Londra solo da 3 mesi per cui tutto mi è sembrato piuttosto quotidiano. Alcune differenze con Stoccolma però mi sono saltate all’occhio, perlopiù particolari a cui non facevo caso mentre vivevo li.
L’esperienza a Stoccolma mi sta dando la possibilità di vedere le cose da un terzo punto di vista.
Dunque, primo trauma al ritorno in quel di Londra:
La tube di londra è terribile, è piccola brutta, sudicia all’inverosimile, e chiassosa. Ci si entra a malapena, c’è la nebbia e puzza. La sensazione è stata quella di entrare in una scatoletta di tonno.
Siamo atterrati al nuovo Terminal 5 di Heatrow, un bellissimo e immenso aeroporto dove nonstante le preoccupazioni non abbiamo avuto problemi – all’apertura fecero una gran confusione fra bagagli persi e voli cancellati.
Una cosa particolare ce ho notato è che – la dove di solito ti controllano il passaporto una volta atterrato – qualcuno ha iniziato ad usare la lettura della retina: si entra in delle specie di cabine dove ti scannerizzano l’occhio e con voce meccanica ti ringraziano – sembra veloce e un po’ fantascientifico.
Dunque, ci sono volute ore per arrivare ad Old Street, la fermata vicino all’ufficio di unit9 dove dovevamo trovarci, per cui ci siamo persi la consegna dei regali (il mitico Secret Santa, magari poi ti racconto) e abbiamo fatto appena in tempo per salire sul bus prenotato per unit9 che ci ha portato al ristorante (che poi era solo a 10 minuti di distanza).
Sull’autobus c’erano davvero tante facce che volevo rivedere – un caloroso miscuglio di voci in chissà quante lingue diverse ci ha accolto e il Dev Center mi ha riservato un’accoglienza particolare – Kanish mi ha regalato una belissima tazza personalizzata firmata Dev Center (Live it Love it Code it).
L’autobus è partito, il viaggio è durato così poco che ho fatto appena in tempo a salutare tutti, sedermi accanto ad Anrick ed avere i primi aggiornamenti “dal vivo”.
Mentre parlavo e il mio inglese si scioglieva un po’ – è un po’ arrugginito per forza di cose – la mia voce se ne stava già . andando prima ancora che la serata entrasse nel vivo.
Anrick mi ha aggiornato su quel di london, come vanno le cose in ufficio, come la grande crisi ha cambiato certe cosituazioni. Mi mancano le colazioni con lui.


Abbiamo cenato in un ristorante cinese – una sala con karaoke prenotata per noi, 3 tavoloni tondi pieni di gente da tutto il mondo. Tempo ventiminuti e c’erano e tavolini pieni d gente da tutto il mondo non dico ubriaca ma sicuramente allegra e ben contenta di esibirsi al karaoke. tralascio i particolari, ma è stato bello.
Momenti migliori della cena:
– waiming e yates che cantano con waiming scatenata che balla appiccicata a yates – irriconoscibile.
– quello che vedete nella foto: tutti con la maschera di tony. immaginatevi la reazione di tony quando, tornato dal bagno, ci ha trovato tutti così..


La serata è continuata in un locale molto london con drinks, chiacchere e la possibilità di rivestirsi da un guardaroba pieno di vestiti stravaganti. Mentre io mi sono dato a una camicia e giacca a metàche mi faceva un magnaccia – Anders invece ha trovato il suo paradiso..

A fine serata abbiamo preso un cab e siamo andati a dormire da mamma valentina a Finsbury Park: la stessa casa che mi sembrava bellissima quando stavo a Londra adesso, che sono viziato da queste case svedesi, mi accorgo di quanto sia poco casa come la intendiamo noi italiani e molto più home Londinese: vecchiotta, moquettosa e fredda.
Il giorno dopo, venerdì, siamo passsati dall’ufficio a salutare tutti – nessuno stava davvero lavorando visto la sera prima. Che impressione aprire quella porta rossa per entrare in unit9, o salire le scale per andare nel dev center..
Eh si si si caro diario. Il tempo passa e le cose cambiano.